A colpo d’occhio

  • L’EPR è un principio normativo diffuso a livello internazionale che trasferisce la responsabilità della gestione dei rifiuti di imballaggio dalle autorità pubbliche alle imprese.
  • Non riguarda solo chi produce imballaggi: riguarda anche chi li introduce sul mercato.
  • Il Regno Unito ha uno dei sistemi EPR più avanzati e rigorosi al mondo, già operativo dal 2024.
  • Nell’UE ogni Paese ha il proprio sistema nazionale; il PPWR, in corso di adozione, armonizzerà i criteri tecnici, pur mantenendo i sistemi nazionali.

1. Che cos’è l’EPR e dove si applica?

L’EPR (Extended Producer Responsibility, ovvero Responsabilità Estesa del Produttore) è un principio normativo presente in decine di Paesi nel mondo, dall’Europa al Nord America, dall’Asia all’Australia, che trasferisce il costo di gestione dei rifiuti di imballaggio dalle autorità pubbliche alle aziende che immettono quegli imballaggi sul mercato.

Si tratta di un approccio regolatorio globale, adottato con sistemi e livelli di maturità diversi a seconda del sistema delle infrastrutture disponibili. Nell’Unione Europea, ad esempio, ogni Paese mantiene il proprio schema EPR nazionale — in Italia c’è il CONAI, in Francia il CITEO — con tariffe e criteri di calcolo propri. Il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il nuovo regolamento europeo in corso di adozione, non creerà un EPR unico europeo, ma imporrà criteri tecnici armonizzati ai 27 sistemi nazionali esistenti.

Il Regno Unito, dal canto suo, ha costruito uno dei sistemi EPR più strutturati e trasparenti al mondo, già in vigore dal 2024, con obblighi concreti di registrazione, rendicontazione ed eventuale contribuzione economica per le aziende con fatturato superiore a un milione di sterline.

2. Chi è il soggetto obbligato nel sistema UK?

Questa è la domanda più frequente e spesso la più fraintesa. Nel sistema britannico, la risposta dipende da dove operi, da chi acquisti il packaging e dal ruolo che ricopri lungo la filiera.

Il concetto di first UK owner: se operi nel Regno Unito e acquisti packaging da un fornitore estero (ad esempio, un’azienda italiana come Packly), sei quasi certamente tu il soggetto obbligato: sei il first UK owner, cioè il primo soggetto nel Regno Unito ad acquisire la proprietà degli imballaggi. Questo significa che sei tu a dover effettuare la registrazione, raccogliere e dichiarare i dati e pagare i contributi.

B2B non significa automaticamente “non domestico”. Uno degli errori più comuni è pensare che le vendite B2B siano al di fuori degli obblighi EPR. Non è così. La classificazione che conta è quella della destinazione finale degli imballaggi, non quella del canale di vendita. Se acquisti astucci o scatole in cartoncino per confezionare prodotti che poi vendi ai consumatori finali, attraverso canali fisici o e-commerce, quegli imballaggi vengono classificati come household (domestici). E i contributi EPR per gli imballaggi domestici sono i più rilevanti. In pratica: il tuo packaging B2B può diventare domestico non appena arriva nelle mani del consumatore finale.

3. Quanto può incidere economicamente l’EPR nel Regno Unito?

I contributi EPR nel sistema britannico sono calcolati per tonnellata di materiale immesso sul mercato. Il tipo di materiale è la variabile principale: più è difficile da riciclare, più alta è la tariffa.

Per il biennio 2025–2026, il governo britannico ha confermato queste tariffe base:

MaterialeTariffa 2025Tariffa rossa 2026 (indicativa)
Carta e cartone£ 196/ tonnellata£ 250/ tonnellata
Fibre composite (FBC)£ 461/ tonnellata£ 630/ tonnellata

Dal 2026 è entrata in vigore l’ecomodulazione obbligatoria, basata sulla Recyclability Assessment Methodology (RAM), che classifica ogni imballaggio in tre categorie:

ClasseSignificatoImpatto tariffario
VerdeImballaggio altamente riciclabileTariffa più bassa
ArancioneRiciclabile con limitazioni (adesivi, inchiostri, componenti plastici)Tariffa intermedia
RossoDifficile da riciclare: ostacoli significativi nel processoTariffa più alta
Recyclability Assessment Methodology (RAM)

Dal 1° gennaio 2026, gli imballaggi in cartoncino contenenti piccole quantità di plastica (≤5% in massa) possono essere classificati come carta/cartone puro, con tariffe significativamente inferiori. Una distinzione che può fare la differenza sui costi.

4. Cosa può aumentare il costo del packaging?

Con l’ecomodulazione del 2026, ogni scelta progettuale diventa una variabile economica. Non si tratta solo del materiale principale, ma anche dei dettagli costruttivi che determinano la classificazione finale dell’imballaggio.

Ecco gli elementi che possono spostare un imballaggio a base di carta dalla classe verde alla classe arancione o rossa:

  • Rivestimenti e coating plastici che superano determinate soglie quantitative
  • Colle e adesivi non idrosolubili che non si separano durante lo spappolamento
  • Finestre in plastica o altri componenti non separabili manualmente
  • Trattamenti barriera e dispersioni umido-resistenti
  • Inchiostri in quantità oltre i limiti previsti dal coefficiente di riciclabilità

Al contrario, un imballaggio progettato con accorgimenti semplici — colle idrosolubili, rivestimenti minimi o assenti, assenza di plastiche non separabili — può essere classificato nella fascia verde, con contributi più bassi. Progettare packaging sostenibili non è solo una scelta etica, ma anche economica.

5. Cosa devo chiedere al mio fornitore di packaging?

Per adempiere agli obblighi di rendicontazione EPR, avrai bisogno di dati precisi relativi al packaging che acquisterai, soprattutto se operi nel Regno Unito. La normativa britannica richiede di dichiarare, con sempre maggiore precisione, la composizione esatta degli imballaggi che immetti sul mercato.

EPR UK Compliance Checklist — cosa chiedere al tuo fornitore:

  • Peso totale dell’imballaggio e per singolo componente
  • Tipologia di materiale (cartoncino teso, ondulato, composito, ecc.)
  • Presenza di coating, colle o film plastici
  • Distinzione tra imballaggio primario, secondario e terziario
  • Destinazione d’uso: household (domestico) o non-household

Un fornitore tecnicamente preparato dovrebbe essere in grado di fornirti un “EPR data pack” per ogni SKU (Stock Keeping Unit) o commessa: un documento strutturato con peso, materiali e caratteristiche costruttive, pronto per la reportistica. Se il tuo fornitore non è in grado di comunicare questi dati, è un segnale importante: la trasparenza nella filiera del packaging sta diventando un requisito di base, non un optional.

Rifiuti di imballaggio

6. UK vs Europa: quanto sono diversi i sistemi?

Pur condividendo lo stesso principio di fondo, il sistema EPR britannico e quelli europei sono strutturalmente molto diversi:

AspettoRegno UnitoUE-27
SistemaUnico nazionale (PackUK)27 sistemi nazionali distinti
ContributiDiretti, per tonnellataVersati a consorzi locali (CONAI, CITEO…)
Tariffe mediePiù alte e trasparentiPiù basse, molto variabili per Paese
Eco-modulazioneObbligatoria dal 2026 (RAM)Già attiva in alcuni Paesi, non uniforme
ReportingMolto dettagliato, semestraleAnnuale, dettaglio medio
Attenzione al designMolto alta (coating, colle, plastiche)Minore pressione tecnica sul singolo dettaglio
Chi è obbligato (fornitore estero)Il first UK ownerSpesso il venditore estero (con variabilità)

Il PPWR non creerà un EPR unico europeo: i contributi resteranno nazionali, gestiti da consorzi locali. Tuttavia, imporrà criteri tecnici armonizzati — in particolare sull’ecomodulazione — avvicinando progressivamente i sistemi europei al modello già adottato dal Regno Unito.

In sintesi: se vendi nel Regno Unito, sei già oggi all’interno di un sistema più esigente. Se vendi anche in Europa, preparati a un’evoluzione in quella direzione.

7. Cosa significa l’EPR per la mia azienda?

L’EPR sta ridefinendo il packaging non solo come strumento di marketing o di protezione del prodotto, ma anche come variabile normativa, economica e competitiva. Le aziende che integrano i criteri di riciclabilità nelle scelte di packaging ottengono vantaggi concreti su più fronti: riduzione dei costi futuri, minore esposizione al rischio normativo, miglioramento del profilo di sostenibilità e differenziazione competitiva rispetto a chi è meno preparato.

Non si tratta di anticipare obblighi futuri. Si tratta di riconoscere che il packaging è già oggi una leva strategica e che le scelte progettuali di oggi determinano i costi che pagherai domani.

Conclusione

Progettare un buon packaging oggi significa ridurre i costi di smaltimento domani. Packly realizza imballaggi in cartoncino con piena consapevolezza del contesto normativo, sia britannico sia internazionale, per aiutarti a fare scelte che proteggano il tuo business attuale e futuro. Affidati alla nostra esperienza e competenza per una strategia di packaging efficace, scalabile e sostenibile.